Viene da pensare che una Convenzione Onu può poco quando è la forza a regolare tutto. E non solo la “forza degli altri”, in giro per il mondo, anche quella che vediamo tutti i giorni nelle piccole cose: la macchina parcheggiata davanti all’ingresso del Gabbiano “cinque minuti” (moltiplicato per cento persone = 500 minuti = passo carraio ostruito al passaggio dei pullmini) è un esempio, ma ce ne sarebbero altri. La capacità produttiva intesa come unica cosa che conta davvero, al di là delle belle parole, è un’altra dimostrazione. Se i muscoli vincono sul Diritto non è una buona notizia per chi è più fragile. Dentro questo mood sempre più forzaiolo, infatti, lo spazio per i diritti delle persone con disabilità diminuisce o, peggio ancora, si riduce a “dono” pietistico. Quindi, anche se sembra un paradosso, alla fine non c’è altra strada che quella di puntare sulle leggi per sancire i diritti e provare a farli rispettare. La Convenzione Onu sui diritti delle Persone con disabilità è stata riconosciuta dal Parlamento Italiano nel 2009, ma anche la nostra Costituzione contiene articoli che tutelano i più fragili: i numeri 2 (uguaglianza), 3 (rimozione ostacoli che impediscono la partecipazione), 32 (salute) e 38 (lavoro). Poi ci sono alcune Leggi dello Stato: la 104/1992 che garantisce l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili. La 68/1999 che favorisce il collocamento lavorativo mirato e soprattutto la 112/2016, conosciuta come la legge sul “Dopo di noi”. Quest’ultima è nata per sostenere le persone con disabilità grave, favorendo il loro graduale accompagnamento fuori dal nucleo familiare. L’obbiettivo è di supportare la vita indipendente e allo stesso tempo di prevenire l’istituzionalizzazione. Gli strumenti possono essere affinati, ma ci sono. Moltissimo è stato fatto. Si tratta di capire se c’è la volontà, ma più che altro la forza, di ridare un’occhiata alla bacheca degli annunci per renderli operativi al 100%, nella vita quotidiana. La “volontà” passa molto dalle scelte del singolo, che in fondo non sono controllabili da nessuna legge. La “forza”, invece, passa da scelte molto più complesse e sempre meno alla portata dei singoli cittadini.